L’arte della beffa

Fescennini e Satura nel teatro della Roma arcaica

Il teatro romano, spesso percepito come una semplice derivazione dei modelli greci, affonda in realtà le sue radici in un terreno fertile di tradizioni italiche ed etrusche. Tra queste, due forme arcaiche rivestono un ruolo fondamentale per comprendere l’evoluzione dello spettacolo nell’Urbe: i versi Fescennini e la Satura teatrale. Ma in cosa consistevano queste due forme drammatiche arcaiche? Esploriamo insieme il percorso evolutivo di questi antichi generi.

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I Fescennini, le “ingiurie” dei campi

I Fescennini sono considerati il nucleo originario del teatro a Roma. Si trattava di scambi di battute improvvisate, caratterizzate da un tono rozzo, licenzioso e spesso ingiurioso. Nati in contesti rurali, questi versi venivano scambiati dai contadini durante le feste legate al raccolto. Non erano solo momenti di svago: l’uso dell’insulto e della beffa aveva una funzione religiosa e scaramantica, volta a stornare il malocchio e propiziare la fertilità della terra.  

Dall’improvvisazione al teatro

Tito Livio (Ab Urbe condita, VII) descrive queste performance come “ingiurie campagnole” che, seppur prive di una struttura drammatica complessa, rappresentarono il primo passo verso la rappresentazione scenica organizzata.  

La Satura

Dall’evoluzione dei Fescennini e dall’incontro con la danza etrusca nacque la satura, una forma di spettacolo più strutturata che precedette il dramma regolare. Per placare una pestilenza, i Romani chiamarono dall’Etruria dei ballerini (ludiones) che danzavano al suono del flauto. I giovani romani iniziarono a imitare questi ballerini, aggiungendo al movimento ritmico il dialogo ripreso dai Fescennini.  

Caratteristiche della Satura

A differenza della tragedia o della commedia greca, la satura non aveva una trama unitaria. Era un “misto” (come suggerisce l’etimologia legata alla satura lanx, un piatto ricolmo di vari cibi) di:  

  • Musica di flauto.  
  • Canti accompagnati da gesti mimici.  
  • Dialoghi improvvisati ma coordinati con il ritmo.  

Verso il teatro regolare

La satura teatrale rappresentò il ponte necessario per arrivare, nel 240 a.C., alla prima rappresentazione in lingua latina ad opera di Livio Andronico. Fu solo allora che il teatro romano passò dai “carmi popolari” a una struttura drammatica regolare ispirata ai modelli greci (come la Palliata o la Cothurnata), pur mantenendo quel gusto per il comico e il farsesco che caratterizzava lo spirito latino. In conclusione, se la tragedia fu un’importante importazione culturale, il “riso italico” espresso dai Fescennini e dalla satura rimase l’anima pulsante della tradizione scenica romana, influenzando persino generi successivi come l’Atellana e la satira letteraria.